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CORSO

SJO - HOKAR

1978-1982

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gagliardetto corso

Corso Sjo-Hokar

1978 - 1982

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Corso OSSALC

(di Ivo Lanzellotti)


 

Luglio-agosto 1981, appena ultimato gli esami della 3 classe.

In programma il corso ossalc con annessa prova da incursore. Il primo giorno al Varignano faceva caldo, molto caldo, in piazzale giocavano a pallavolo, ma con un pallone da calcio sotto un sole che ti bruciava la pelle (cominciamo bene!).

Fatte le iniziali attività di routine tutti in tuta mimetica come degli incalliti incursori (in accademia il massimo dell’operatività era stato cappottina ed elmetto!).

Vestire quella nuova divisa ci aveva “cambiato” facendoci dimenticare la vita accademica e con essa alcune regole elementari quali il salutare i superiori seppure tenenti di vascello in tuta mimetica.

La premessa è d’obbligo perché fu proprio un mancato saluto a dare il via alla storia che sto per raccontarvi...Avevamo da poco iniziato le dure prove da incursore; ricordo i 4 km pinnati alla diga foranea, i 20 km di marcia, le prove atletiche in piazzale...la notte serviva solo a recuperare le forze per il giorno dopo.

Una notte mentre si era in una forte fase di recupero qualcosa mi fece svegliare. Dormendo nella parte alta di un vecchio letto a castello per primo ebbi la sensazione di non poter respirare e aperti gli occhi qualcosa simile a nebbia mi rabbuiò la vista oltre la stanchezza.

La nostra camera era letteralmente invasa da fumo! Il tempo di tirarmi su con il busto mi accorsi che nelle vicinanze della porta c’era una sorta di fuoco. “Al fuoco” gridai e in men che non si dica ci siamo ritrovati in corridoio con quel fumo che ancora straripava attraverso la porta aperta. Non c’eravamo accorti di non essere soli infatti gli altri di noi che dormivano nella camera affianco ci avevano anticipato immersi in una nuvola dall’evidente colore verde...diverso da quello nostro nettamente più rossiccio. Qualcosa ci fece pensare (ma dimme te) che non poteva trattarsi di un incidente normale e, dopo una rapida ispezione nella camera, verificammo la presenza di una scatola di scarpe dove era stato messo un fumogeno rosso acceso. Lo spirito patriottico ci fece da suggeritore dell’arcano: rosso, verde...insomma mancava il fumo bianco per chiudere il cerchio. Nell’altra ala della caserma c’era una terza camera occupata dal nostro gruppo, più piccola, da due letti. Era ancora chiusa ma la cosa non ci rassicuro’. All’apertura della porta venne fuori un denso fumo bianco; uno dei nostri era ancora dentro! Uno di noi non ricordo chi , entrato, riuscì a tirar fuori il malcapitato che tutto nudo era rimasto stordito dal fumo nonostante fosse andato alla finestra.

L’indomani un uccellino ci raccontò che l’evento notturno era stato pianificato ed attuato da un gruppo di incursori come “punizione” per il mancato saluto al Comandante (tenente di vascello in tuta mimetica!) e che la dose sarebbe stata rincarata sotto forma di artifizi esplosivi da utilizzare rigorosamente in fase notturna. Abbiamo iniziato a salutare di tutto di più in una tuta mimetica ogni giorno più logora visto che tutto il corredo estivo era stato reso inutilizzabile per quel color rosa fumogeno ed ormai tutto da buttare o quasi.

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