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CORSO

SJO - HOKAR

1978-1982

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gagliardetto corso

Corso Sjo-Hokar

1978 - 1982

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A Famigghia

(di Ivo Lanzellotti)


 

Ottobre 1981, si era appena concluso il festeggiamento del centenario dell’Accademia Navale. Marce, sfilate, divise ordinarie, tra poco le avremmo messe nel dimenticatoio...all’orizzonte il primo imbarco da ufficiale su nave grigia.

Sede Augusta! Ricordavo che era in Sicilia, versante orientale, dove esattamente me l’avrebbe detto la cartina stradale e, con semplice carteggio, anche la durata del viaggio. Già, bisognava stare attenti con gli orari, arrivare tardi sarebbe stato una tragedia: con le continue partenze per le VIPE il rischio era di non trovarla e quindi diserzione immediata.

Così mi organizzai per essere a bordo verso le 6, due ore di vantaggio potevano bastare (alla faccia della diserzione...ahahahah, la gioventù!). Anche prevedere un trasferimento a bordo fatto di lunedì non era poi stato il massimo dell’organizzazione, visto che fino a qualche ora prima si era stati impegnati in “manfrine” ufficiali!

Non sarei andato da solo, avrei diviso il viaggio con un altro fortunato “augustano”...sul Visintini io, sul Margottini lui; stesso orario d’imbarco, stessa sfiga.


 

Partimmo con il bagagliaio super carico, al seguito anche il corredo estivo color di rosa che non avevo potuto lasciare a casa in Abruzzo (non ricordo ma forse il mio “navigatore augustano” aveva lasciato tutto a casa seppur di diverso colore...ahahahah).

A bordo dell’Alfa 2000 a gas si viaggiava bene. I pieni di gas e benzina erano stati fatti e forse, con un’accurata pianificazione, saremmo arrivati senza ulteriori rifornimenti.

Occorreva stare attenti sulla Salerno Reggio Calabria perché si rischiava di fare incontri poco piacevoli nelle aree di servizio.

Nonostante il lungo tragitto che ci attendeva eravamo a dir poco gasati: corso Ossalc fatto, centenario smarcato e che si voleva di più, ne avevamo quindi di cose da raccontare cosa che facemmo con allegria e con tanti di quei commenti da poter scrivere un libro!

Il viaggio proseguiva sereno e senza problemi quando ci immettemmo sulla fatidica SA-RC.


 

Bella autostrada a dire il vero, naturalmente parlando impeccabile un po’ di meno per la sua viabilità piena di cantieri con doppi sensi di circolazione (alla faccia dell’autostrada!).

L’averla presa di notte, comunque, non ci stava procurando grossi problemi, anzi risultava poco trafficata, quasi vuota, per essere una strada di collegamento così importante!

Avevamo da poco superato Cosenza e forse erano le 2 quando all’uscita di una galleria...sorpresa!!

Sul viadotto appena imboccato si scorgeva un’auto ferma nel centro della corsia di marcia...piccolo particolare, era messa sottosopra praticamente ribaltata sul tettuccio.

Chiaramente frenai e appena superata, con regolare freccia a sinistra, mi accorsi trattavasi di taxi giallo ed alcune persone (tre, forse quattro) nelle immediate vicinanze che gesticolavano animatamente. Faccio appena in tempo ad accostarmi a destra per verificare il problema (a volte bisognerebbe farsi i cazzi propri...e pensare che me lo avevano anche detto!) e ci ritrovammo con lo sportello posteriore destro aperto in contemporanea ad una voce che ci ringraziava per il gesto fatto.


 

Tre persone erano salite a bordo, una più giovane le altre più anziane, forze una coppia.

Non avevano nemmeno compreso di essere nella mia macchina tanto erano presi da quella situazione di cui si stavano liberando. La quarta persona era rimasta lì a guardia del mezzo (capimmo poi essere il tassista).

Ripartimmo che eravamo ancora imbambolati, preoccupati per la strana situazione che si era venuta a creare. L’anziana signora continuava a ripetere con accento siciliano “Madonna mia, ho visto la morte in faccia” come fosse un mantra mentre l’anziano signore la rincuorava esortandola a non preoccuparsi. “Calma Rosalia, non ti preoccupare, tutto passò ”.

Ed il giovane? Già, era sotto pressione per una serie di domande che l’anziano signore gli faceva a raffica “Erano carabbinieri quelli della machina di prima?” “A pigliasti a tagga? Picché ora videmu!”.


 

Non c’era dubbio era una chiara minaccia all’Arma per qualcosa di cui non eravamo a conoscenza; ma perché questo?! Panico!

Non potevamo crederci, avevamo preso a bordo “a Famigghia”, sottolineato anche dall’appellativo Eccellenza che il giovane premetteva ad ogni suo riverente si.


 

Ci lanciammo uno sguardo furtivo che voleva dire tutto, uno sguardo che andava dallo stupore per quello che ascoltavamo al “che cazzo facciamo adesso?”...Ricordo che mi passò davanti gran parte della mia vita: guardavo il mio amico affianco con occhiate pietose “Cazzo girati di scatto e bloccali! Basterebbe solo che tu fermassi il giovane poi io mi fermo e cerco di completare il resto!!”. Sembrava tutto irreale ma una cosa era certa, quella non era una esercitazione!. Già, la realtà era quella di due giovani sotto scacco di persone che avrebbero di lì a poco anche tirato fuori forse una pistola, un coltello a serramanico e...game over! Dovevamo fare assolutamente qualcosa ma il terrore ci aveva letteralmente bloccato; nemmeno l’esame di Fisica uno era riuscito a tanto!

Nel frattempo tra una lamentela, una minaccia ed altro venne fuori la meta del nostro viaggio e a qualcuno parve normale approfittarne per strappare un passaggio fino a Catania visto che eravamo di strada. Senza volerlo avevamo appena realizzato un SVH terrestre!


 

Non sapevo nemmeno dove fosse Catania ma non dovevo preoccuparmi, ci avrebbero, ahimè, dato le dovute indicazioni.

Qualcuno chiese di potersi fermare alla stazione di servizio per poter bere qualcosa.

Perfetto, avremmo messo su un piano una volta li, tipo botte in testa, urla di aiuto o anche fuggire a piedi. E dopo? Come avremmo fatto senza macchina, bagagli, divise (“ma chi se ne frega, tanto sono rosa!”). Una cosa l’avevamo capita: non sarebbe stata per niente facile.

L’autogrill era vicino, misi la freccia ed entrai nell’area di servizio (forse Catanzaro, ma potrei sbagliarmi). Ci guardammo, “se non ora, quando?!”…

Voi non venite?””No grazie abbiamo già fatto tutto nella sosta precedente” (non facevamo sosta da Livorno :( ...).

Nemmeno il tempo di pensare ad una eventuale fuga che il giovane, andato via per primo, rientro’ in auto e dopo essersi acceso una sigaretta ci lasciò basiti con un “Voi non sapete con chi avete a che fare!”. Eccolo la, l’epilogo della giornata stava prendendo forma - “Due giovani aspiranti trovati esanimi sulla SA-RC presso l’area di servizio di Catanzaro, non si conoscono al momento le cause del decesso!”


 

In quei momenti ci passarono tante cose per la testa che manco ci accorgemmo che l’equipaggio si era ricompattato con il rientro di Rosalia ed il marito (non poteva che essere quello il grado di parentela visto come si coccolavano a quell’eta’).

Ripartimmo, meta Catania come da promessa spintaneamente fatta ai malcapitati coniugi. ““Voi non sapete con chi avete a che fare!”, a questa frase non era stato dato seguito e la curiosità (manco tanta) e la voglia di andare a bordo intatti ci spinse a riprendere il discorso. “Quindi siete dell’Accademia e che ci fa fate da queste parti?”, nemmeno ricordavamo di averlo detto, “Si, siamo al nostro primo imbarco, dobbiamo arrivare ad Augusta” - semmai ci riusciamo, pensavo tra me e me. Con un rapido calcolo il deviare a Catania poteva farci arrivare tardi a bordo...praticamente aspiranti disertori in pectore.

Conosco l’Ammiraglio Comandante dell’Accademia, grande amico mio” ci disse l’anziano signore.


Appostostiamo!

Questa amicizia (alla faccia delle buone conoscenze! - pensai) ci rendeva ora ancora più vulnerabili, con l’obbligo a questo punto di rendere addirittura piacevole la “gita”, mane valeva della nostra permanenza in Marina.

Mancavano ancora più di due ore all’arrivo e volenti o nolenti cominciammo a rilassarci parlando un po’ di noi.


 

Come? Il signore era un magistrato? E il giovane solo un suo fidato collaboratore?

Erano andati fino a Napoli per delle indagini e il ritorno in taxi non era stato dei più tranquilli.


 

All’uscita della galleria infatti qualche manovra maldestra aveva fatto cappottare la loro auto e solo per fortuna non si erano fatti niente. Avevano aspettato un po’ di tempo e nel frattempo era passata un auto dei carabinieri che stranamente non aveva prestato assistenza alcuna. Quindi niente più storia de “A Famigghia”?!

Non c’era più niente, tutto era nato e rimasto solo nella nostra testa. Goduria, l’avevamo svangata! Restava però al momento il problema della diserzione, già, c’era ancora tanta strada da fare anche se con cuori più leggeri.


 

Dopo la traghettata dello stretto verso le 6 arrivammo a Catania, lasciammo i malcapitati (ma forse lo eravamo stati noi!) in una via del centro e dopo alcuni convenevoli (in fondo ci avevano fatto compagnia durante la traversata calabra) volammo letteralmente verso Augusta.

Atterraggio avvenuto verso le 7, navi presenti, diserzione evitata. Contenti e soddisfatti dell’obiettivo raggiunto salimmo le passerelle, tutto il resto l’avevamo lasciato alle spalle, davanti a noi l’avventura sarebbe continuata diversamente.


 

Ah, dimenticavo, al nostro rientro in Accademia avvenuto qualche mese dopo (gennaio 82) scoprimmo che tempo prima c’era era stata un’assemblea straordinaria di tutte le classi durante la quale intervenne l’Ammiraglio per elogiare due bravi aspiranti per l’aiuto prestato ad un suo carissimo amico in difficoltà, “Chiaro esempio di altruismo ecc ecc..”.

Cosa avvenne esattamente quella notte nessuno lo seppe mai, ma forse è stato meglio così, certe cose devono restare in “Famigghia”.